Corso Base Ott/Dic: Prima Lezione


Storia della Fotografia

Il Foro Stenopeico - i Rayograph

La prima lezione del corso base è già in archivio e come di consueto l'inizio di ogni corso è sempre caratterizzato da un pizzico d'incertezza iniziale: si sbagliano i nomi dei corsisti (miglioreremo strada facendo), manca sempre qualcosa, ma poi tutto fila per il verso giusto non appena comincia la lezione.


E la prima lezione è volata via d'un lampo: due ore, due ore e mezza "immersi" nella storia della fotografia, armati di forbici, scotch telato, cartone e la preziosa carta di Spagna, elemento fondamentale per la realizzazione del foro, o qualsivoglia, "obiettivo": il tutto plasmato dalle sapienti mani di Francesco, (con il prezioso aiuto dei nostri corsisti), in una delle sue migliori performance in stile Art Attack®! Perché la costruzione di un foro stenopeico è sempre un momento molto divertente: si torna un pò bambini quando c'è da costruire, tagliare e incollare, e tra la curiosità e la sorpresa, ecco la nostra primordiale macchina fotografica pronta a regalarci un immagine fotografica non perfetta, certo, ma senza dubbio suggestiva.












Ma facciamo un passo indietro. Durante la fase di costruzione della nostra camera obscura abbiamo raccontato i passaggi determinanti che hanno caratterizzato l'evoluzione della fotografia nella storia.
La camera obscura, appunto: fu Aristotele nel quarto secolo a.C. a costruire un marchingegno capace di catturare un immagine e proiettarla su di un foglio di carta. Marchingegno che nei secoli si è perfezionato sempre di più fino alla metà del cinquecento quando venne aggiunta una lente ottica e in seguito un diaframma per migliorarne la qualità dell'immagine.
Giovanni Antonio Canal detto Canaletto
I primi a farne uso furono i pittori paesaggisti: le opere più significative sono sicuramente del Canaletto o di Guardi: durante la lezione abbiamo proiettato le immagini degli schemi prospettici che il Canaletto realizzò per i suoi splendidi scorci di Venezia. 

Poi con la scoperta dei sali d'argento sensibili alla luce tutto cambiò e nacque così una nuova forma d'arte chiamata fotografia.

Vista dalla finestra a Le Gras
Dalla prima immagine della storia, realizzata da Joseph Niépce nel 1827 dalla finestra del suo laboratorio con una lastra di peltro trattata con bitume di Giudea, la fotografia si è evoluta attraverso scoperte incredibili spesso casuali, come quella di Louis Daguerre che, lasciata nel suo armadio chiuso una lastra d'argento sensibilizzata ed esposta alla luce, si accorse successivamente che l'immagine latente si era sviluppata grazie ai vapori di mercurio sprigionati da un termometro che sia era rotto all'interno dell'armadio. Era nato il dagherrotipo.
Dagherrotipo del 1837
Contemporaneamente a Daguerre, in un altro angolo del mondo, Henry Fox Talbot, al quale si può attribuire la scoperta del "callotipo", realizzò delle immagini negative su carta trattata con nitrato d'argento e sale comune che, stampata per contatto, dava delle immagini positive. Era nato il  negativo fotografico.

Con la scoperta della fotografia, uno dei più significativi cambiamenti nella società dell'epoca fu il fatto che il fotografo si sostituì al pittore nella realizzazione di ritratti su commissione.
Ma uno dei maggiori problemi legati alle tecniche in uso come il dagherrotipo o la callotipia, erano i lunghissimi tempi di esposizione dovuti alla scarsa sensibilità dei sali d'argento; tempi di esposizione così lunghi che costringevano i soggetti fotografati, immobilizzati con attrezzature definite "strumenti di tortura medievale", a restare fermi anche per 30 secondi o più.
In tal senso la scoperta di Scott Archer rivoluzionò il mondo della fotografia con l'introduzione di una tecnica chiamata "collodio umido" che consisteva nel trattare superfici di vetro, anziché carta, con una soluzione di fulmicotone disciolto in etere chiamato appunto collodio. Le lastre trattate al nitrato d'argento venivano esposte alla luce ancora umide (da qui il nome collodio umido) e i tempi di esposizione si ridussero drasticamente da 30 a 3 secondi di posa.

La prima macchina Kodak con pellicola
Con la scoperta del negativo fotografico e il sempre più incessante miglioramento dei materiali, la fotografia si diffonde nel mercato di massa con l'uscita di macchine fotografiche portatili come la Kodak che nel 1888 mette in commercio la sua prima macchina fotografica con questo slogan: Voi premete il pulsante, noi facciamo il resto. Il sistema era semplice ed accessibile a tutti: si scattavano le foto poi si spediva la fotocamera alla casa madre, la Eastman Kodak, che provvedeva a sviluppare la pellicola, eseguire tutte le stampe, ricaricare la macchina fotografica e rispedire tutto il materiale al committente.

Da allora sono stati fatti passi da gigante, con l'utilizzo di macchine fotografiche sempre più evolute e più performanti. E oggi la Kodak è fallita, ma questa è un'altra storia...

Fatto questo breve excursus storico siamo tornati sulla nostra macchina fotografica "fatta in casa", il foro stenopeico, e l'abbiamo provata in studio.
Foro Stenopeico
Naturalmente fotografare con un foro stenopeico non è semplice, cioè, il risultato per essere soddisfacente ha bisogno di moltissime prove perché la nostra macchina di cartone non possiede al suo interno un esposimetro per calcolare la luce. Però, anche se l'immagine che abbiamo realizzato non è il massimo che ci aspettavamo, siamo riusciti lo stesso a far capire il meccanismo che permette all'immagine del soggetto da fotografare (la nostra immancabile modella, per l'occasione trasformata in un coniglio inquietante) di proiettarsi all'interno della camera obscura ed imprimere la sua immagine latente sul foglio di carta sensibile alla luce, posto all'interno della macchina. Un meccanismo molto semplice: la luce viaggia in linea retta quindi la parte superiore del soggetto verrà proiettata all'interno della macchina nella parte bassa del foglio di carta mentre la parte inferiore risulterà proiettata nella parte superiore della carta (come evidenziato nel disegno).
Per far capire ancora meglio il concetto abbiamo visto delle immagini di Abelardo Morell, fotografo cubano, che ha ricreato grandi camere obscure all'interno di vere e proprie stanze dove poi con il suo banco ottico fotografava le immagini che si proiettavano sulle pareti.

Abelardo Morell®

Abbiamo parlato di immagine latente: vale la pena spendere due righe su questo concetto che approfondiremo meglio quando affronteremo la camera oscura.
L'immagine latente è l'immagine che si forma nella pellicola o nella carta fotosensibile alla luce al momento dello scatto o della stampa, ma che ancora non è visibile. Per far si che un immagine latente diventi un immagine reale, bisogna sviluppare la pellicola o la carta in modo che l'argento esposto dalla luce si trasformi in argento nero metallico (quindi visibile).

Assemblato il nostro foro stenopeico, abbiamo preparato la nostra modella, montato la lampada da studio e sistemato la macchina in modo da cercare la migliore inquadratura: non c'è un mirino, quindi si va ad occhio tenendo conto del fatto che la distanza della macchina dal soggetto deve essere minima perché il risultato finale, che è dato dalla distanza che intercorre tra il foro e la carta posta all'interno della macchina, sarà di sicuro molto grandangolare.


Fatte diverse prove di scatto siamo passati in camera oscura per sviluppare la carta esposta e trasformare l'immagine latente in immagine reale.
Della camera oscura parleremo più avanti nelle lezioni specifiche: qui ci siamo limitati a descrivere i passaggi principali come lo sviluppo, l'arresto e il fissaggio. Più il lavaggio finale delle stampe.


Le prime prove di scatto sono state un disastro, va detto, ma il tempo che intercorreva tra uno scatto e l'altro, anche di un quarto d'ora abbondante, non è stato tempo perso.
Visto che eravamo in camera oscura ne abbiamo approfittato per affrontare il secondo argomento di lezione: i Rayograph.

"La fotografia è la palestra dei pittori mancati". Così Charles Baudelaire definiva la fotografia nel suo scritto critico "il pubblico moderno e la fotografia" partendo dal concetto che al fotografo mancava la virtù del pittore, capace di creare le proprie opere con l'utilizzo di un pennello e non attraverso un mezzo meccanico come la macchina fotografica.
E così Man Ray, pittore, fotografo e regista statunitense, dimostrò che si potevano realizzare delle immagini fotografiche senza l'utilizzo del mezzo meccanico, la macchina fotografica, creando delle foto esclusivamente con l'utilizzo di semplici oggetti appoggiati sulla carta fotosensibile ed esposti alla luce. Il risultato, rivoluzionario per l'epoca, venne poi successivamente definito Rayograph dal nome del suo autore. Un esperienza in camera oscura propedeutica alle lezioni pratiche di stampa ai sali d'argento che affronteremo più avanti nel corso.


Foro Stenopeico in positivo
Foro Stenopeico in negativo
E così dopo diverse prove di scatto, finalmente abbiamo sviluppato la nostra foto realizzata con il foro stenopeico. Il risultato non è il massimo però rende sicuramente l'idea: giudicate voi.










E la prima lezione del corso di base è in archivio. Ora non ci resta che cominciare a parlare di tecnica, scoprire le macchine fotografiche, affrontando tutti quei concetti che ci aiuteranno ad imparare a fotografare bene.
Il cammino è appena cominciato...

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